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Internet è definitivamente
uno spazio, un’altra possibile realtà che si sta sviluppando,
urbanizzando. E’ una frontiera in continua espansione, mobile.
Internet non è solo il mercato in crisi. E’ uno dei
luoghi dove passiamo parte della nostra vita.
Fotografare la rete vuol dire guardarla, osservarla
fenomenologicamente con uno sguardo aperto sull’evento, prima
e fuori da ogni teoria su di essa.
Inquadrare parti della realtà oltre lo schermo e fermarle
in un istante definito.
E’ fermare un processo in continuo divenire, dove i luoghi
nascono dal nulla generati dai idee e da software, e altrettanto
nel nulla scompaiono.
E’ necessario studiare il paesaggio
in trasformazione della rete, testimoniarlo perché ha il
valore della storia, fotografarne i personaggi, gli oggetti e gli
ambienti.
E’ necessario viaggiare per appropriarci di questo territorio.
Internet landscape presenta i reportages di
questi viaggi.
E’ ora di fermare il presente di internet,
attraverso la memoria delle macchine, per poterlo togliere dal tempo
e contemplarlo nella sua presenza reale.
Quando un sito scompare lo fa definitivamente, non rimangono tracce
della sua pre-esistenza, nemmeno le macerie. La fotografia torna
a testimoniare l’esistenza, l’esserci stato.
La rete ha luoghi che esprimono una loro bellezza,
da osservare, per comprendere l’estetica di una nuova realtà,
data base che usano rappresentazioni spaziali. Come dice Miltos
Manetas in Websites, the art of our times “Taking snapshots
of webpages is observing how those entities behave and it is also
searching for a new kind of beauty”
Sono reportage di viaggi in luoghi di confine
dove c’è un sacco di gente che crea e sperimenta, si
aprono gallerie d’arte, si costruiscono spazi insoliti. Ogni
web site è la definizione di un mondo con regole proprie
arbitrariamente create dall’uomo, costruzione, architettura,
insediamento. Risponde alle regole della logica dei computer come
il mondo fuori funziona secondo le leggi della fisica. Risponde
alle leggi del software come proprie leggi di natura.
Gli oggetti che si incontrano hanno una loro
autonomia di comportamento e si relazionano a noi, costituiscono
gli elementi di un paesaggio che migliaia di designer stanno costruendo
in questo momento storico.
Le foto presentate sono snapshot di
pagine web, e l’operazione di “cut” and “paste”
è “legittimata” nei new media, come afferma Lev
Manovich, è nella logica della codifica digitale.
Esse sono la naturale declinazione della fotografia negli spazi
di dati, e la codifica digitale è quella che abbiamo scelto
per rappresentare il mondo.
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