Fotografia
Il nome del noema della fotografia sarà quindi: “E’
stato” Roland Barthes
Internet Landscape presenta fotografie di
luoghi della rete. Innanzi tutto intendo argomentare perché
parlo di queste immagini in termini di fotografie, e per far questo
faccio riferimento ad alcune riflessioni fondanti l’idea stessa
di fotografia, applicandole al procedimento di cattura di ciò
che si presenta sullo schermo navigando.
Partiamo dall’elemento di base, definitorio, secondo Roland
Barthes : “Il noema della fotografia è semplice, banale,
nessuna profondità: è stato”. Le fotografie
attestano che ciò che si vede è effettivamente stato,
che quella particolare scena è accaduta affinché possa
aver lasciato traccia di se. Possiamo non sapere nulla del soggetto,
della sua storia, ma sappiamo che al momento dello scatto si trovava
lì, di fronte all’obbiettivo.
Il processo automatico e meccanico di produzione dell’immagine
la differenzia da altri sistemi di rappresentazione, dalla pittura
ad esempio, e ce la fa accettare come l’immagine più
vicina al reale che conosciamo.
E’ impronta diretta della luce. Il processo chimico fisico
che sta alla base della registrazione dell’immagine su un
supporto sensibile parte dalla luce riflessa dal soggetto, e in
tal senso una fotografia ha a che fare strettamente con l’oggetto
o la scena riprodotta. Una fotografia non è soltanto un’immagine,
come afferma Susan Sontag , ma una traccia, qualcosa che deriva
direttamente dal reale come un’impronta, e per Roland Barthes
“La foto è letteralmente un’emanazione del referente”.
Considero in primo luogo la forza documentativa, facendo riferimento
a quel “potere di autentificazione” che, sempre secondo
Roland Barthes, “da un punto di vista fenomenologico, nella
Fotografia, … supera il potere di raffigurazione”.
Fotografie della rete
“.. Esse sono in realtà esperienza catturata.
…Fotografare significa infatti appropriarsi
della cosa che si fotografa.” Susan Sontag
Il processo di cattura dell’immagine
sullo schermo condivide molte caratteristiche con uno scatto fotografico.
Quello che registro è effettivamente un’inquadratura
di ciò che “è stato” sullo schermo del
mio computer in un determinato istante e lo schermo è finestra
sulla rete, come dalla tradizione pittorica uno schermo, un quadro,
è finestra sul mondo.
Sono immagini che fermano una porzione di quel mondo che si manifesta
davanti a noi in matrici di pixel, quel mondo a cui facciamo riferimento
quando usiamo metafore spaziali per parlare della rete, il mondo
che attraversiamo navigando.
Si tratta di fotografie digitali di un mondo digitale e non di rappresentazioni
digitali di un mondo di natura diversa, analogica, materica. L’immagine
e il referente condividono quindi la stessa natura numerica, sono
descritti dallo stesso codice. Non c’è processo chimico
ottico e non potrebbe esserci perché il meccanismo di registrazione
che si utilizza nel mondo digitale, uguale per tutti i segnali,
è la copia esatta.
L’operazione di “cut and paste” diviene così
la naturale declinazione della fotografia negli spazi di dati. La
fissazione dell’immagine avviene in modo automatico, il processo
è verificabile, non c’è alcuna manipolazione
successiva né intervento manuale necessario.
Nelle ricostruzioni in realtà virtuale spesso gli oggetti
e gli ambienti appaiono percettivamente reali attraverso simulazioni
fotorealistiche del mondo fisico. Le immagini sintetiche generate
per ingannare l’occhio, come nel caso degli effetti speciali
per il cinema, sono segni simbolici che stabiliscono una relazione
convenzionale con un referente non avendo relazioni di causalità
con esso.
Le fotografie della rete, snap shot di pagine web, sono ancora emanazione
diretta dell’oggetto rappresentato, mantengono una fortissima
aderenza al referente e possono per questo essere considerate prova
della sua esistenza, certificano una realtà.
Non considero in questa prima analisi tutte le riflessioni sul rapporto
tra fotografia e verità e sulle possibilità di manipolazione
e alterazione che il digitale ha permesso. Una approfondita analisi
di queste tematiche è stata condotta da Mitchell per analizzare
i cambiamenti portati dall’utilizzo di fotografie digitali,
sino ad affermare che con l’avvento delle immagini digitali:
“ The traditional origin narrative by which automatically
captured shaded perspective images are made to seem causal things
of nature rather than products of human artifice … no longer
has the power to convince us. The referent has come unstuck.”
Certo in quanto immagini digitali potrebbero essere sempre rimodificate,
create dal nulla senza bisogno di alcun referente, come ha dimostrato
Mitchell, ma come fotografie di ciò che è stato rimangono
fissate come attimo irripetibile.
In Internet Landscape la fotografia è indicatore di verità
nell’intenzionalità stessa dell’autore, elemento
portante del progetto, patto stipulato con l’osservatore.
Gli elementi grafici che costruiscono il paesaggio della rete diventano
l’unico referente di queste fotografie.
Inquadrature
“La fotografia è una sottile fetta di spazio oltre
che di tempo. …
Ogni cosa può essere separata da ogni altra:
basta inquadrarne il soggetto in maniera diversa.” Susan Sontag
Come nella fotografia tradizionale se il processo
di fissazione dell’immagine avviene in modo automatico, resta
nell’intenzionalità dell’autore la scelta del
soggetto, dell’inquadratura e dell’attimo dello scatto.
Il taglio di una fotografia è elemento fondamentale non solo
per la composizione grafica dell’immagine, ma anche come scelta
narrativa di fronte ad una scena. Si scelgono degli elementi e se
ne tralasciano altri, si evidenziano parti zoomando sui dettagli
piuttosto che presentare un’inquadratura di tutta la scena.
Nello scattare le immagini di Internet landscape mi sono posto le
medesime domande, utilizzando l’inquadratura come elemento
determinante, consapevole che non si tratta di una riproduzione
oggettiva dell’intera schermata ma di scelte operate deliberatamente.
Scelgo un’inquadratura muovendo la selezione, isolando una
porzione di realtà e zoomando nella scena. Scelgo quindi
una composizione interna all’immagine, guardo nell’area
della selezione come se stessi guardando nel visore di una normale
macchina digitale. Posso stringere sul volto di un personaggio incontrato
facendogli un ritratto, o ambientarlo nel contesto, oppure scegliere
un dettaglio ed isolarlo dalla scena come composizione grafica autonoma,
non necessariamente riconoscibile.
Ma tutto ciò che inquadro è effettivamente accaduto
sullo schermo. Determinante è l’attimo dello scatto,
“the decisive moment” di Cartier Bresson, perché
spesso si tratta di scene in movimento, veloci cambiamenti di composizioni
grafiche e di colori, di loops che ritornano all’infinito
o di eventi che si evolvono nel tempo mai uguali a se stessi.
Il tempo - La memoria
“La data fa parte della foto … perché induce
a far mente locale, a considerare la vita, la morte …”
R. Barthes
“La forza di una fotografia è nel conservare
passibili di indagine momenti che il normale fluire del tempo sostituisce
immediatamente” S. Sontag
In tutte le immagine indico la data
e il momento dello scatto. È il tempo del mondo reale secondo
il fuso orario di dove mi trovo io, a Milano, facendo riferimento
ad un tempo soggettivo perché nella rete non c’è
un tempo assoluto.
In rete tutto tende a trasformarsi in modo continuo, fluido, le
nuove versioni di un sito sostituiscono quelle vecchie progressivamente
e vi sono continue modifiche e variazioni. E’ una caratteristica
generale del digitale dove nulla è fisso e tutto può
essere continuamente modificato senza mai una versione definitiva
delle cose.
A volte i siti scompaiono e lo fanno in modo così definitivo
che non potrebbe accadere nel mondo reale, non rimane nulla, nemmeno
le macerie. Non potremo visitare le rovine di ciò che era
un sito, perché quando non è più linkato nella
rete è irraggiungibile, scompare.
Internet Landscape ferma un attimo di questo divenire togliendolo
dal fluire delle possibili trasformazioni e fissandone un’immagine.
Questi reportage sono memoria della rete come è oggi. Hanno
la funzione di fissare il ricordo non nella memoria della macchina,
nell’hard disk, ma nella memoria dell’uomo, sono la
memoria dal lato dell’uomo nel gioco di relazione tra uomo
macchina. La macchina ha una sua memoria, un data base dove tiene
le informazioni in forma codificata, mentre io qui registro la loro
rappresentazione grafica in una memoria visiva. Queste fotografie
sono memorie personali perché sono state investite di energia,
scelte tra le infinite immagini che la rete propone.
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